Perché bombardare la Siria non aiuterà Israele

di Daniel Greenfield

Uno degli argomenti più noti per bombardare la Siria è che questo aiuterà Israele.

Israele non ha bisogno di questo tipo di aiuto. Gli israeliani distrussero con successo un reattore nucleare siriano nel 2007. Durante la guerra civile siriana, Israele lanciò una serie di colpi contro bersagli siriani. Semmai, un intervento della NATO inibirà la capacità di Israele di operare nello spazio aereo siriano, visto che – come avvenne durante la guerra del Golfo – Israele è tenuto fuori dal conflitto per motivi politici, e cioè per evitare di offendere i musulmani. Continue reading Perché bombardare la Siria non aiuterà Israele

In lutto per la perdita di un altro gran bel pezzo dell’Italia

Quando i tedeschi vincono, io, “tedesco”, perdo sempre molto. Muoio. È stato il caso quando sono riusciti a formare un racket abbastanza compatto per risuscitare nuovamente il jihad contro i serbi (e, in ultima istanza, anche gli ebrei e gli americani), incorporando in esso l’Italia “fondata sul lavoro”, per bombardarli (o meglio: soprattutto farli bombardare) infine senza pietà, ed è il caso anche ora che, dopo avere smontato il da sempre troppo americano Berlusconi, stanno definitivamente riconquistando l’Europa con mezzi “pacifici”, anche se magari “solo” per poi unterzugehen (you know the movie, Der Untergang, don’t you?) tutti insieme nella lotta contro il “potere giudaico-finanziario internazionale”, la “plutocrazia”. Continue reading In lutto per la perdita di un altro gran bel pezzo dell’Italia

Al-Jazeera: Pallywood dal vivo a sostegno dello jihad in Libia

Dal sito LibyanFriends.com (con alcune correzioni ortografiche, grammaticali e di punteggiatura):

Siamo un gruppo di italiani tornati dalla Libia il 10 agosto. Di una cosa eravamo certi: che nessun manipolo di ribelli avrebbe potuto attaccare Tripoli senza che venisse distrutto prima di varcare le soglie della città, nonostante la Nato potesse aiutarli con bombardamenti mirati una avanzata di forze miste, ben addestrate,  armate e sovvenzionate dalla Nato stessa… sarebbe stata molto difficile,  non conoscevamo però o non credevamo possibile che il popolo di Tripoli sarebbe stato drogato e reso inefficiente dalle mirabolanti menzogne mediatiche della regia Nato/Al Jazeera. Continue reading Al-Jazeera: Pallywood dal vivo a sostegno dello jihad in Libia

Ruby-gate: ecco le “puttane”, finalmente!

Variazione su un aforisma di Karl Kraus:

“Lo scandalo comincia quando la polizia procura di Milano vi pone fine.”

Pierluigi Bersani non esclude un’alleanza con Gianfranco Fini. “Davanti a un problema di profilo costituzionale, a una resa di conti tra modello populistico e modello rappresentativo… io vado con chiunque” ha dichiarato in diretta il leader del Pd […].

[Libero-news.it, 18/6/2001]

Da una lettera scritta dopo un breve viaggio a Gerusalemme [modificato]

Cara Signora G.,

[…]

Il “Suo” Camilleri con il suo “senso dello Stato” con la S maiuscola e spesso e volentieri anche in grassetto e corsivo, non credo che mi piacerebbe. Mi pare che costui scriva con troppo poco rispetto per la Syntax (senza grassetto) e quindi anche per la logica. Ich halte es, so gut ich kann, mit Karl Kraus e, inoltre, il fatto che Camilleri partecipò ad almeno un “No Cav Day” non me lo rende affatto più simpatico – non amo Berlusconi, ma non sono (più) né anti-italiano né antisemita, né antiserbo, né anti-americano (ragion per cui circa quindici anni fa, dopo che i tedeschi, il primo di settembre di quell’anno, 1995, partendo da Piacenza cercarono di bombardare Pale, fui estradato freddamente da Bologna ad opera di un mob proto-nazista variopinto, costituito da amanti della Pace con la P maiuscola e dello Stato, ‘quando ci vuole’ anche con due S, che più o meno tacitamente mi accusava di avere compiuto tutte le nefandezze possibili di questo mondo (e quindi, in ultima istanza, di essere un ebreo con la E maiuscola)).

Sono confermato nel mio giudizio dal fatto che qui, il Nostro dice che “[i]n realtà non faccio altro nei miei romanzi” che raccontare seriamente che “[i]o sono un italiano nato in Sicilia che ha un forte senso dello stato e che stima gli avversari politici che hanno lo stesso forte senso dello stato”. Si tratta quindi quasi certamente di uno scrittore rassicurante con la R – o, meglio, con la kappa – maiuscola e già per questo motivo preferirei non incontrarlo da nessuna parte, neanche nelle sue opere di fiction, poiché temo che mi racconterebbe sempre solo kvesto.

Mi sembra, insomma, che si tratti proprio di uno di quegli ideologi (con la I maiuscola e in grassetto e corsivo) tedeschi “italiani” d’ogni nazionalità, inclusa purtroppo anche quella israeliana, a dir poco odiatori di Israele, che al giorno d’oggi ti saltano addosso a ogni piè sospinto, e pertanto il caso Camilleri Io lo chiuderei volentieri già dopo avere eseguito le mie prime modeste indagini preliminari nell’internet. Poiché a differenza di qualcun altro, che circa due  anni fa or sono fu tentato di buttare i prodotti cartecei del Nostro nella spazzatura, a me forse potrebbe venire voglia di ficcare il libro preso a prestito (per dialettaleggiare un po’ come Camilleri) int el tsess, per poi premere il tasto dell’acqua. Ma chi me lo sturerebbe poi, il water, casomai? Non g’ho né il Temp, né i Skei. Inoltre, dovrei risarcire la biblioteca per il danno economico. Avendo anche già assaggiato qualcosa della sua fiction su internet, un’impresa del genere mi sembrerebbe per ora troppo rischiosa.

[…]

Freundliche Grüße
Ralph Raschen

Andrea Camilleri con Krawatte

Camilleri con Krawatte

“Incidente” in Samaria

Kol Israel ha riferito che sulla strada di collegamento 396, vicino alla città di Shaked nel nord della Samaria, un trattore guidato da un palestinese ha tamponato un camion con bombole di gas nella cui cabina, accanto al conducente israeliano, erano seduti tre bambini israeliani. Il conducente del trattore e tutti e tre i bambini sono morti. La notizia [sic] viene chiamata senza eccezione un incidente, ed anche nei media israeliani non vi è nessun dibattito su un [possibile] retroscena terroristico.

Da: Heute in Israel, 16 settembre 2010 (traduzione dal tedesco di Ralph Raschen)

Gesti tedeschi e gesta (filo-)islamiche

Screenshot: www.spiegel.de, 11/7/2010, ore 0.39

Mentre il calciatore turco-tedesco Mesut Özil fa il saluto nazista in Sudafrica (vedi screenshot da www.spiegel.de, 11/7/2010, ore 0.39) poco dopo che il parlamento tedesco ha approvato unanimemente una resolutione in cui si chiede ad Israele la cessazione del blocco di Gaza, in altre parole: la “ri-liberalizzazione” del traffico d’armi destinato ad Hamas nonché la facilitazione della circolazione di terroristi antisemiti in Israele, affinché i racket islamisti possano continuare meno disturbati da misure di difesa israeliane a sterminare altri sei milioni di ebrei,  “[i] «pacifisti» a senso unico ci riprovano a mettere in piedi una nuova flottiglia per sbarcare a Gaza. Gli amici italiani di Ha­mas sono in prima linea. Si in­contrano con i diplomatici tur­chi dell’ambasciata a Roma e an­nunciano che sono già pronte sei navi delle 20 previste. L’istitu­to israeliano per l’antiterrori­smo di Herzilya denuncia che si tratta di «una nuova flottiglia del­la guerra santa» pronta a salpare in settembre e punta il dito con­tro gli organizzatori italiani.” (Il Giornale, 8/7/2010)

Il piccolo grande asse Berlino-Ramallah

Il portale di notizie (in lingua tedesca) Heute in Israel riferisce oggi che lo scorso martedì si è riunito in seduta per la prima volta lo “steering committee tedesco-palestinese” (“Deutsch-palästinensischer Lenkungsausschuss”). Secondo il sito, che si richiama a DW-World, vi hanno partecipato dieci ministri “palestinesi” e dieci ministri tedeschi, fra cui il primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese Salam Fayyad ed il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle.

Westerwelle si sarebbe detto “orgoglioso” del fatto che, come scrive il sito,  “la Germania è il primo ed unico paese ad avere istituito una commissione del genere insieme all’ANP, la quale si riunirà ogni anno, alternatamente a Berlino e a Ramallah”. Continue reading Il piccolo grande asse Berlino-Ramallah

Con Barack Hussein Obama, Israele non ha nulla da perdere

A proposito di certe dichiarazioni della vicesegretaria alla difesa americana, Michele Flournoy, fatte oggi a Singapore, il “portale di notizie” Heute in Israel commenta:

Gli Usa non hanno promesso ad Israele di attaccare l’Iran in ogni caso se le sanzioni non spingono il regime [iraniano] a cambiare idea – bensì di mantenere lo scenario della minaccia militare come parte del processo diplomatico e della pressione nei confronti di Teheran. Questo [scenario] ora non esiste più e con ciò [Barack] Hussein [Obama] ha firmato un assegno in bianco per la bomba a favore degli ayatollah. Questo, a Teheran, non sarà inteso diversamente.

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Capito Obama?

La dolorosa verità è che l’obiettivo di Obama non è mai stato quello di impedire che Teheran si procuri l’arma nucleare. Tutta la sua strategia delle “sanzioni-se-il-coinvolgimento-fallisce” non è altro che un espediente. L’amministrazione Obama non ha mai avuto l’intenzione di imporre sanzioni pungenti sull’Iran. Come un autorevole funzionario dell’amministrazione ha detto al New York Times, lo scopo dei discorsi sulle sanzioni è quello di persuadere gli iraniani a negoziare. Nelle sue parole: “Si tratta di riportarli ai negoziati, poiché il vero scopo è quello di evitare la guerra.”

Capito? Per quanto concerne Obama, un Iran con armi atomiche non è la preoccupazione principale. La preoccupazione principale è che Israele potrebbe usare la forza per impedire che Teheran si procuri armi nucleari.*

Difendersi, cioè.

*) Caroline Glick, Sarah Palin’s friendship, JPOST.com, 12/2/2010 (traduzione dall’inglese: Ralph Raschen)

Ecco la spiegazione dell’antisemitismo svedese!

Da qualche giorno, grazie a Caroline Glick e la sua “emittente televisiva” satirica, c’è una spiegazione, anche se per ora, per quanto io sappia, solo per chi sa l’ebraico o l’inglese (e leggere sottotitoli a volte un po’ veloci). La colpa è del latte d’ABBA: