“Israel must respond, what else?”

Quando i terroristi sudtirolesi cercavano di ottenere la secessione dall’Italia con bombe ai tralicci ecc., nel nome di una supposta “identità nazionale” diversa, l’Italia “si ritirò” dall’Alto-Adige? Eppure quei terroristi non pretendevano nemmeno tutto il territorio nazionale italiano per “i tedeschi”, come fanno invece, con riguardo a ‘la nostra Palestina’, i gruppi terroristici palestinesi il cui leader più famoso, l’egiziano Yassir Arafat, ottenne i suoi primi addestramenti militari da un ex ufficiale della Wehrmacht nazista (cfr. Karl Selent). Al “diritto all’autoderminazione dei popoli”, qualcuno ci si richiamava forse anche in contesti meno esplosivi, ma non bisogna dimenticare che esso fu sempre un’importante carta vincente della Germania (nazista) nel Kulturkampf per attentare alla sovranità degli altri stati nazionali, per annettere degli spezzoni dei loro territori, renderli vassalli, e comunque renderli judenrein. La storia della Palestina e poi quella di Israele insegnano che, costantemente incoraggiati dai regimi tirannici degli stati arabi circostanti nonché dagli “antiimperialisti” autoritari di tutto il mondo, gli arabi palestinesi (almeno la maggior parte di quelli politicamente organizzati) non si sono mai rassegnati a rinunciare a ‘convivere’ con gli ebrei riducendoli come minimo allo status di “dhimmi”. Come minimo.

Di solidarietà occidentale avrebbero invece molto bisogno quelle persone “apolitiche” finora sopravissute nei territori ‘contesi’ che preferivano o preferiscono “l’occupazione” alla ‘giustizia popolare’ spontanea, cioè ai linciaggi dei dissidenti, degli apostati, delle (supposte) adultere, degli ebrei; alla sharia. Purtroppo, non solo la destra estrema, ma anche la sinistra ‘moderata’ europea ha delle preferenze molto differenti, cosa che si ebbe occasione di sospettare già quando l’esecreato “panzer” Sharon, con la sua decisione di abbandonare Gaza, da arcinemico si trasformò nel loro israeliano preferito.

The disengagement from Gaza “was a mistake” National Infrastructure Minister Binyamin Ben Eliezer told Non-Stop Radio (Radio Lelo Hafsaka) on Thursday.

 

Elei Sinai leaving their homes during disengagement, August 2005.
Photo: Associated Press [file]

“I admit and confess,” Ben Eliezer said, “I was with those who strongly supported [former prime minister] Ariel Sharon, and today I say with my head held high: We erred, we made a very big mistake.”

According to Ben Eliezer, a move such as the Gaza pullout can only be successful when the territory one leaves is “handed over to responsible hands and anchored in agreements and international guarantees. Here we have a precedent – a territory we left turns into a base for terror – period.”

Regarding the ongoing Kassam rocket fire at Israel from the Gaza Strip, Ben Eliezer said there is no escaping the need to act and to respond to the barrages.

When asked about potential harm to the Palestinian population in Gaza that would likely result from an Israeli military response, the Infrastructure Minister said attempts to prevent harm to civilians are futile in light of the current situation.

“Israel must respond, what else?”

Per leggere l’intero articolo del Jerusalem Post (Online Edition) fare click qui.

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